Presentato il libro su Aldo Moro scritto da Davide Gravina

Il giornalista Mimmo Abramo ha intervistato l’autore del romanzo incalzandolo con delle domande che hanno portato alla luce alcuni aspetti della drammatica vicenda che non sono state mai raccontate o che non sono a conoscenza della maggior parte della opinione pubblica


Una vicenda mai raccontata fino in fondo. Una storia che ha almeno due verità quella processuale e quella storica. Una delle Pagine più cruenti della storia della Repubblica Italiana, parliamo del rapimento, prigionia e uccisione di Aldo Moro. Ieri sera nella villa comunale di Paola Davide Gravina autore del libro: “Platone e il caso Moro. Il mito della caverna e la verità nascosta nella storia italiana” ha risposto alle domande del giornalista Mimmo Abramo che ha incalzato l’autore cercando di scavare sulla vicenda alla ricerca di quella verità mai raccontata. Come è morto veramente Aldo Moro? Quali sono state le dinamiche del suo rapimento e soprattutto chi vi partecipò? Sono solo alcune delle domande poste dal giornalista a cui Gravina ha risposto tracciando una verità che a distanza di quasi cinquant’anni ancora suscita scalpore e incredulità. Partendo dalla fantasiosa intervista che un professore fa ad Aldo Moro nella sua prigione (Caverna) che caratterizza tutto il libro, Gravina ha spiegato le molte incongruenze tra ciò che ci è stato raccontato e quello che le carte storiche effettivamente raccontano. “Come è possibile che nell’esame autoptico fatto sul corpo di moro siano state ritrovate 8 pallottole intorno al suo cuore? E’ del tutto innaturale una cosa del genere considerato che ci è stato raccontato che il presidente delle Democrazia Cristiana venne ucciso una volta fatto entrare nel cofano della Renault 4 Rossa con il corpo rivolto verso l’interno dell’auto. Ed ancora come è possibile che sia stato un commando delle Brigate Rosse a sparare, uccidere e rapire Moro in via Fani senza scalfire minimamente lo statista italiano?” Da qui le domande del giornalista che ha chiesto all’autore del libro se effettivamente ciò che si ipotizza sulla partecipazione al commando omicida dei servizi segreti americani e di uomini della organizzazione segreta paramilitare Gladio. “Non può che essere cosi – ha spiegato Gravina – anche perché come potevano essere cosi precisi e chirurgici gli uomini delle BR che non erano in grado di sparare con precisione? E’ ovvio che ciò ci è stato raccontato non è la verità”. Aldo Moro è stato un precursore coraggioso dei tempi. Un uomo delle istituzioni che si era messo in mezzo a ciò che era stato stabilito con gli accordi di Yalta che a fine della seconda guerra mondiale aveva diviso il mondo in due blocchi quello Occidentale, a conduzione Nato/USA e quello Orientale a guida Unione Sovietica. “Moro – ha spiegato l’autore del libro – soleva un modo unito e non contrapposto ma era un precursore troppo scomodo e per questo ha trovato la morte. Stessa sorte sarebbe toccata a Giovanni Paolo II vittima dell’attentato in Piazza San Pietro nel 1981 sen non vi fosse stato intervento che qualcuno giudica divino”. Gravina ha spiegato su sollecitazione di Mimmo Abramo che l’azione del Papa che appoggiò Solidarność il primo sindacato indipendente della Polonia comunista, nato nell’agosto del 1980 nei cantieri navali di Danzica e guidato da Lech Wałęsa fu quello che poi determinò l’azione condotta da Alì Agca che però falli e ciò consentì il prosieguo dell’azione che porto al crollo del Muro di Berlino e della Cortina di Ferro. Quello di ieri dunque è stato un appuntamento molto interessante e partecipato da un pubblico attento alle vicende italiane che ha visto anche la partecipazione del sindaco della città di Paola, Roberto Perrotta che ha raccontato le sensazioni personali  provate durante quel triste periodo della storia italiana racchiuse nei 55 giorni di prigionia di Aldo Moro. Il libro è bello e interessante e ne consigliamo la lettura perché apre gli occhi su delle verità sconosciute su una vicenda che ha ancora molto da raccontare.