Il Voto della Paura e il Bivio Globale: Perché il Tramonto di Trump e Netanyahu non Ci Mette al Sicuro


Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti hanno restituito un verdetto che forse in molti avevano immaginato, e altrettanti auspicato: il presidente Donald Trump è stato travolto dall’esito elettorale, con una Camera che si tinge nettamente di blu democratico (255 seggi contro i 188 repubblicani) e un Senato che si appresta a seguire la stessa scia. Trump si ritrova così nella classica, ma stavolta immobilizzante, condizione legislativa di “Anatra Zoppa”. Rimane intatto il suo potere e prerogative esecutive. Con entrambi i rami del Parlamento contro e una Corte Suprema che respinge continuamente le sue iniziative, la sua capacità di manovra interna è ridotta al minimo. Il presidente aveva trasformato queste elezioni in un referendum sulla propria persona, tradito da un ipertrofico ego politico. A condannarlo è stata soprattutto la gestione del conflitto contro l’Iran, unita alla minaccia di una ripresa ancora più cruenta delle ostilità subito dopo il voto.
Questo scenario americano si specchia quasi simmetricamente in quanto accaduto in Israele a Benjamin Netanyahu. Pur mantenendo il primato come partito, il premier israeliano non è riuscito a conquistare la maggioranza parlamentare e rischia ora di essere spinto all’opposizione da una coalizione tra democratici e partiti arabi.
Resta da capire se queste due storiche battute d’arresto elettorali cambieranno davvero lo scacchiere geopolitico nel Medio Oriente e nel mondo. Il paradosso formidabile – e pericoloso – è che la democrazia ha parlato, ma i leader feriti potrebbero non ascoltarla. Quando leader di questa caratura vedono vacillare il proprio potere, la tentazione di rilanciare la scommessa bellica per pura sopravvivenza politica e personale diventa altissima, specialmente sul fronte israeliano. Il rischio concreto è quello di reazioni spropositate: alimentare la cruenza del conflitto esterno per evitare l’inevitabile resa dei conti interna.
Il mondo si trova oggi a un autentico bivio. Un’escalation incontrollata in Medio Oriente – che arrivi a sfiorare l’impensabile, come l’uso di armi atomiche tattiche contro l’Iran – provocherebbe un effetto domino globale devastante. Sdoganare l’arma nucleare in quel quadrante offrirebbe un drammatico via libera alla Russia in Ucraina, innescando a catena tensioni atomiche mai sopite tra Pakistan e India, e tra le due Coree.
L’elettorato, con la forza pulita del voto, ha tracciato una linea rossa. Il popolo, in ogni angolo del pianeta, sta gridando ad alta voce di non volere questo scenario apocalittico. La palla passa ora alle istituzioni e ai nuovi equilibri parlamentari: spetta a loro contenere i leader sconfitti prima che il disperato tentativo di salvare se stessi si trasformi nel definitivo naufragio della pace globale.