Il miraggio transatlantico: perché la sinistra italiana esulta per una vittoria che non le appartiene


Le recenti elezioni di medio termine hanno restituito agli americani, e al mondo intero, un copione che si ripete da decenni negli Stati Uniti, salvo appena due eccezioni in tutta la storia repubblicana. Il verdetto è chiaro: il presidente in carica perde quasi sempre queste competizioni elettorali. Magari non sempre con i margini visti in questa tornata, ma la sconfitta è la regola statistica della politica statunitense.
Eppure, di fronte a questo esito, si è assistito al consueto fenomeno di “appropriazione culturale” da parte della politica di casa nostra. Sorge spontaneo un interrogativo: cosa c’entra la vittoria dei Democratici americani con la sinistra italiana che esulta festante, proprio come ha fatto di recente anche per le mobilitazioni degli studenti serbi?
La risposta breve è: assolutamente nulla.
Per sgomberare subito il campo dalle sviste più macroscopiche, basti pensare che le piazze degli studenti serbi evocano parole d’ordine e istanze che appartengono semmai alla destra nazionalista. Ma tornando al contesto statunitense, è fondamentale mettersi in testa un dato strutturale: negli Stati Uniti non esiste il comunismo, e non esiste nemmeno la “sinistra” per come viene oggi concepita e declinata in Italia.
Mettendo a confronto i due mondi sui temi chiave dell’agenda politica, le distanze emergono in tutta la loro evidenza:
  • Immigrazione e confini: In Italia, la sinistra ha progressivamente spostato l’asse del suo agire politico sui diritti civili, schierandosi apertamente contro il blocco controllato degli ingressi degli stranieri in patria. In America, l’approccio è radicalmente diverso. Repubblicani e Democratici non si differenziano tanto sulla gestione dei flussi: la cittadinanza e i controlli alle frontiere seguono schemi rigidissimi, accettati, votati e sostenuti in modo bipartisan da ambo i lati del parlamento, anche se a onor del vero i Democratici hanno un approccio più accogliente rispetto ai Repubblicani.
  • Politica estera: Se in Italia una parte significativa della sinistra si schiera storicamente a sostegno dei Paesi islamici e spinge per il disimpegno militare, negli USA l’establishment democratico si dimostra spesso persino più intransigente di quello repubblicano. Ne è una testimonianza la netta posizione assunta dalla ‘Democratica’ Hillary Clinton, la quale ha rimproverato al ‘Repubblicano’ presidente Donald Trump di non aver attuato una campagna di invasione da terra dell’Iran.
  • Emancipazione femminile e diritti delle donne: La sinistra nostrana promuove giustamente il progresso delle donne e contrasta ogni forma di limitazione delle libertà personali — un pensiero sacrosanto e ampiamente condiviso dall’opinione pubblica italiana. Oltreoceano, la realtà democratica offre paradossi stridenti. Si veda il caso del candidato democratico Abdul El-Sayed, il quale, all’indomani della sua affermazione elettorale nelle elezioni di medio termine, ha esternato il proprio pensiero dichiarando: “Ringrazio mia moglie che mi aiuta rimanendo a casa a badare ai figli mentre io vado al lavoro”.
Una simile dichiarazione, considerata apertamente sessista alle nostre latitudini, avrebbe provocato scioperi generali, manifestazioni di piazza e barricate se a pronunciarla fosse stato un politico italiano. Con una sana ironia, potremmo dire che nemmeno una figura della destra moderata come Antonio Tajani si sarebbe mai spinta a tanto.
Riformuliamo quindi la domanda iniziale, spogliata da entusiasmi ideologici e letture superficiali: quali sono i reali punti in comune tra la sinistra italiana e i democratici americani?
La risposta, alla luce dei fatti, la lasciamo volentieri a voi. Nel frattempo, buon gemellaggio italoamericano a tutti.