Stallo in Israele: Netanyahu vince ma non ha i numeri, Eisenkot rimonta e guarda all’alleanza con i partiti arabi


Gli scenari possibili e il nodo delle alleanze
- Il tentativo di Netanyahu e la chiusura agli arabi: Benjamin Netanyahu rivendica il primato del Likud come primo partito del Paese e punta a stringere un accordo con le forze della destra nazionale. Tuttavia, fermandosi a quota 53 seggi con gli attuali alleati, il premier è costretto a cercare il sostegno di fuoriusciti o di partiti centristi. Netanyahu ha già blindato la propria posizione ideologica dichiarando un veto assoluto nei confronti dei partiti arabi, affermando che non sosterrà mai una coalizione che includa chi elogia le fazioni palestinesi.
- La coalizione del “Cambiamento” e l’asse democratico-arabo: Sul fronte opposto, la forte crescita della coalizione di Gadi Eisenkot e lo slancio dei Democratici (guidati da Yair Golan) accendono le speranze dell’opposizione. I laburisti e le forze democratiche hanno espresso una chiara apertura verso i partiti arabi, intenzionati a intavolare una trattativa formale per siglare un’alleanza storica in grado di raggiungere i numeri necessari per spodestare l’attuale premier. Resta da verificare se l’intera coalizione di Eisenkot, che include elementi moderati e nazionalisti, accetterà una simile intesa per governare.
- Un governo di Unità Nazionale: Qualora i veti incrociati bloccassero la nascita di un governo politico, i due principali sfidanti potrebbero essere spinti dai mercati e dalla pressione internazionale verso una coalizione di larghe intese, escludendo le frange più radicali di entrambi gli schieramenti.
- Il ritorno alle urne: Se nessuno dei blocchi riuscirà a raccogliere la fiducia della Knesset nei tempi previsti dalla legge, lo spettro di nuove elezioni anticipate tornerà a materializzarsi, prolungando una paralisi politica ormai cronica.












