Due mozioni per Libera Scelta. Palazzo Scorza e Tari


Libera Scelta punta alla modifica della toponomastica cittadina, con riferimenti al Palazzo Scorza per il quale si chiede il cambio di nome e quindi una nuova intitolazione alla questione Tari per un abbattimento delle tariffe considerate elevate. Per tale motivo sono state presentate due mozioni al presidente del consiglio comunale Emira Ciodaro delle quali ne sono state rese note i contenuti in un comunicato in cui si legge:

Da una parte chiediamo di approvare l’accorata istanza depositata dalle associazioni ANPI e COLPO per la revisione della toponomastica cittadina e che Palazzo Scorza smetta di portare il nome dell’ultimo segretario del PNF e venga intitolato a Giacomo Bottino e Ida Scarselli, cittadini antifascisti paolani perseguitati per le loro idee e per la loro difesa della libertà.

 Perché la memoria non è una cerimonia una volta l’anno.

E la Costituzione non è un soprammobile da tirare fuori nelle ricorrenze.

 Se celebriamo la Repubblica, la Liberazione, la democrazia e l’antifascismo, allora bisogna avere anche il coraggio di fare i conti con i simboli che ancora oggi occupano i luoghi della città.

 E poi c’è la TARI.

Qui il problema è più prosaico: i cittadini pagano. E pagano tanto.

 Il nuovo Piano ARRICAL apre una fase decisiva nella gestione dei rifiuti. Un piano da circa 975 milioni di euro, con nuovi gestori, nuovi impianti, nuove regole e l’obiettivo dell’80% di raccolta differenziata.

  Ma prima di consegnare il futuro, sarebbe il caso di mettere ordine nel presente.

 Perché a Paola ci sono investimenti da valorizzare, lavoratori da tutelare e, soprattutto, costi da rivedere.

 Abbiamo chiesto di intervenire sulle isole ecologiche acquistate per circa 1,2 milioni di euro, affinché non diventino monumenti allo spreco pubblico.

 Abbiamo chiesto di tutelare e, finalmente, stabilizzare i lavoratori delle cooperative attraverso le opportunità offerte dalla clausola sociale.

 Abbiamo chiesto di valutare un impianto di compostaggio per trasformare l’umido da costo a risorsa.

 E soprattutto abbiamo chiesto di rivedere immediatamente il canone del servizio rifiuti, eliminando ciò che non viene svolto, ciò che non serve e ciò che non ha più ragione di essere pagato.

Perché, facendo i conti, ci sono circa 900 mila euro sui quali intervenire tra servizi non resi, costi sovrastimati e ammortamenti ormai difficilmente giustificabili”.