I rifornimenti di carburante nelle stazioni di servizio a marchio Eni in Calabria sono completamente bloccati da due giorni. A causare lo stop improvviso delle consegne è la protesta dei lavoratori ex Ilva, che stanno attuando un duro blocco stradale e logistico presso la raffineria di Taranto, uno dei principali nodi di approvvigionamento per l’intera rete calabrese.
Tutti gli ordini e i piani di consegna programmati per ieri e oggi sono stati cancellati, lasciando i distributori locali senza la possibilità di rigenerare le scorte.
I motivi della crisi e il boom della domanda
La carenza di benzina e gasolio si è manifestata rapidamente a causa del combinato disposto di due fattori critici:
- Il blocco logistico in Puglia: L’interruzione delle linee di spedizione da Taranto ha chiuso i rubinetti dei canali di rifornimento diretti in Calabria.
- L’effetto “Price Cap” di Eni: Dal 28 settembre scorso, la compagnia petrolifera ha introdotto un tetto massimo ai prezzi per calmierare i costi alla pompa. Questa misura ha reso le stazioni Eni le più frequentate e ricercate dagli automobilisti, provocando un picco insolito della domanda e il rapido esaurimento delle scorte residue.
Disservizi a Catanzaro e rischio effetto domino
I primi pesanti disagi si registrano già a Catanzaro e provincia, dove numerose colonnine sono letteralmente rimaste a secco, costringendo i gestori a esporre i cartelli di fuori servizio.
L’allarme, tuttavia, rischia di estendersi rapidamente: la raffineria di Taranto viene infatti utilizzata come polo di stoccaggio anche da altre società petrolifere. Di conseguenza, nelle prossime ore il blocco potrebbe paralizzare anche i distributori di marchi concorrenti e le pompe bianche (indipendenti).
Ore di incertezza per i trasporti
Al momento vige la massima incertezza per la giornata di domani. L’arrivo di nuove autobotti per rifornire la rete regionale è teoricamente atteso, ma manca ancora una conferma ufficiale sulla sblocco dei trasporti. Se la protesta a Taranto dovesse prolungarsi, la Calabria rischierebbe una crisi energetica diffusa sui trasporti privati e commerciali.