L’inganno dei blocchi stradali: se la “normalità” degli autotrasportatori svuota le tasche dei cittadini


La normalità è tornata, o almeno così ci vogliono far credere. I blocchi stradali che hanno paralizzato il Paese, specialmente sulle arterie del Sud, sono stati rimossi. Le associazioni di categoria esultano, stringono mani e incassano i frutti della protesta: un decreto aiuti ad hoc e il gasolio ad uso agricolo garantito sotto i 40 centesimi al litro. Per loro, tutto è diventato improvvisamente perfetto. Ma per il resto d’Italia, quale sarebbe questa normalità?
Il sospetto, che durante i giorni caldi della protesta era una sgradevole sensazione, oggi è diventato una certezza matematica. Quando i tir bloccavano le autostrade, i megafoni chiamavano a raccolta i cittadini: “Siamo qui anche per voi, il carovita ci sta uccidendo tutti”. Una solidarietà di facciata, svanita non appena il Governo ha aperto il portafogli per soddisfare le richieste della categoria. Raggiunto l’accordo corporativo, la retorica del bene comune è stata riposta nel cassetto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il gasolio a uso civile è rimasto inchiodato ai prezzi esorbitanti di prima, se non addirittura più alto per l’effetto speculativo dei blocchi stessi. Ai consumatori, ai lavoratori pendolari, alle famiglie, non resterà che continuare a pagare carburanti a prezzi esorbitanti. Ci diranno che è colpa della guerra, la solita comoda scusa buona per tutte le stagioni, mentre si continua a subire un carovita che ha trasformato i supermercati in una sorta di mercato nero legalizzato.
Non è più tollerabile vedere i pomodori a grappolo sui banchi a 10 euro al chilogrammo. Da mesi i prezzi nei supermercati sono di questa portata. Davvero vogliamo credere che anche la verdura risenta dei conflitti geopolitici internazionali a tal punto? La verità è che il dramma del carovita, sbandierato nelle piazze dai manifestanti, è stato troppo spesso usato come un cinico pretesto per ottenere tutele esclusive.
Adesso, però, i nodi vengono al pettine. Se gli autotrasportatori e il settore agricolo hanno ottenuto un abbattimento drastico e immediato dei costi di produzione, con carburanti a meno di 40 centesimi, con credito d’imposta e con elargizioni immediate di denaro, non ci sono più alibi. I cittadini pretendono che questo taglio verticale dei costi si rifletta immediatamente sui prezzi al dettaglio. Se i costi per trasportare e produrre i beni di prima necessità sono crollati grazie ai soldi pubblici del decreto aiuti, allora anche i prezzi all’interno dei supermercati devono tornare a livelli civili.
Se ciò non accadrà, se i prezzi resteranno gonfiati e truffaldini, sarà definitivo il verdetto: i cittadini sono stati usati come carne da cannone per una guerra di cifre che ha arricchito pochi, lasciando le tasche della gente comune più vuote di prima. La normalità non è la pace sociale comprata a spese del contribuente; la normalità sarà tale solo quando fare la spesa non sembrerà più un lusso per pochi.












