I moderni Masaniello e il gioco del carovita: la storia si ripete, ma a parti invertite


La crisi del carovita che sta stringendo l’Italia in una morsa soffocante sembra aver riavvolto il nastro della storia, riportandoci dritti ai periodi rivoluzionari dei celebri moti di Napoli. Un parallelismo azzardato? Niente affatto. Se si analizza lucidamente ciò che sta accadendo oggi e lo si confronta con le antiche rivendicazioni del popolo guidate dai Masaniello di turno, i punti di contatto, le sovrapposizioni e le similitudini sono impressionanti. Ieri come oggi, la disperazione della gente comune è il motore della protesta. La differenza sostanziale, però, sta tutta nei registi che muovono i fili dietro le quinte.
In passato, la gente arrivava allo stremo delle forze prima di insorgere. Per ottenere diritti sacrosanti si affidava a capopopoli genuini, figure carismatiche nate dal disagio reale e non certo politici di professione. Oggi assistiamo alle stesse identiche scene di piazza, ma con una variante cinica: a cavalcare l’onda dell’esasperazione non sono leader spontanei, ma gli stessi politici e sindacati che quel disagio avrebbero dovuto prevenirlo.
Che questa crisi non sia nata ieri, ma duri ormai da lunghi anni, è un dato di fatto su cui nessuno può dissentire. Proprio per questo, a differenza del passato, oggi non dovremmo avere bisogno di rivolte popolari, pacifiche o violente che siano. Avremmo semplicemente bisogno che politici, sindacati e organizzazioni di categoria facessero il proprio mestiere nelle sedi opportune. Al contrario, la colpa di questa situazione è da spartire tra tutti loro, con in testa proprio le sigle sindacali e associative.
E qui emerge il gioco più antico del mondo: la connivenza silenziosa. Abbiamo assistito per anni a scelte economiche sciagurate, che stranamente diventano “intollerabili” solo nel momento in cui al potere siede un governo di centrodestra. Il meccanismo è tanto ipocrita quanto collaudato: mostrarsi contrari a parole, consentire nei fatti azioni lesive per le tasche dei cittadini e, infine, ergersi a paladini della giustizia saltando sul carro delle proteste reali per sfruttare il malcontento collettivo a fini elettorali o di tesseramento.
La domanda sorge allora spontanea e legittima: in tutti questi lunghi anni di governi di sinistra, mentre il carovita erodeva progressivamente il potere d’acquisto delle famiglie, le associazioni di categoria e i sindacati dove sono stati? Quali risultati concreti hanno portato a casa?
Le risposte sono sotto gli occhi di tutti, stampate sul volto dei manifestanti e della gente comune che ancora oggi scende in strada. Persone disperate che chiedono un aiuto reale e che, invece, vengono sostanzialmente strumentalizzate  per battaglie di facciata e posizionamenti politici.
Nelle ultime ore l’esecutivo ha sbloccato i primi fondi per gli agricoltori. La consapevolezza che quanto fatto finora sia ancora insufficiente c’è, e da qui a breve l’agenda di governo imporrà misure drastiche e non più procrastinabili contro il carovita. Ma una cosa va chiarita sin da subito: quando arriveranno i risultati – e arriveranno – per cortesia, si dica ai tanti Masaniello in circolazione di tacere. Perché il merito di quelle risposte non sarà certamente loro, ma di chi ha dovuto lavorare per rimediare anche ai loro silenzi passati.
Meditate, gente, meditate.