Coronavirus Paola – Ecco cosa pensa il cardiologo Crivaro della U. O. Utic di Paola

Ecco cosa ne pensa un addetto ai lavori, che come gli altri medici si trova in quelle trincee che portano il nome di Ospedali

PAOLA – Senza aggiungere nulla a quello che ha già espresso sul suo profilo Facebook, pubblichiamo (dopo aver ricevuto autorizzazione) il pensiero di Andrea Crivaro, medico del U. O. Utic di Paola, su i tamponi e sulla comunicazione attivatasi prima che l’epidemia si trasformasse in pandemia.

Il medico dell’ U.O. Utic – Paola, Andrea Crivaro

Ritorno a scrivere un post per una serie di motivi… Innanzitutto credo che debbano arrivare a tutti notizie vere, non quelle che vorremmo sentire (se dall’inizio invece di aver detto che era una normale influenza ci avessero detto la realtà credo che nessuno sarebbe andato in vacanza in montagna, avrebbe ripreso a fare aperitivi o slogan “milano non si ferma”, ecc)… La realtà non deve creare più paure ma dettare i nostri comportamenti… Queste le mie riflessioni sulla realtà sanitaria a cui assistiamo e che ogni giorno si arricchisce di nuove conoscenze su questo virus…
1) tampone orofaringeo (diamo per certo che venga eseguito/conservato/trasportato nel migliore dei modi): se positivo? non ci sono dubbi, cioè paziente infetto… Se negativo? problema! cioè, gli studi hanno rilevato che un tampone eseguito correttamente , ha una possibilità di essere falsamente negativo del 30% circa… Cioè su 100 tamponi che risultano negativi, purtroppo 30 sono di pazienti infetti e che sono falsamente convinti di non essere infetti.
2)sintomi e patologia: il quadro clinico più frequente prevede sintomi quali febbre, tosse, difficoltà respiratoria che si associano a polmonite. Ma quello che stiamo assistendo è una varietà di quadri clinici diversi che sono causati dal Covid: congiuntivite, diarrea, alterazioni gusto e olfatto, affaticabilita’, dolore toracico, difficoltà respiratoria senza polmonite! Ebbene, questo virus può determinare scompenso cardiaco, miocardite, infarti, aritmie, embolia polmonare e periferiche, insufficienza renale. Pazienti complessi con più quadri clinici associati e che non migliorano con le terapie tradizionali, che ci ritroviamo anche nei reparti no-covid.
3)i kit che rilevano gli anticorpi non sono ancora attendibili.

Tutto questo a mio avviso non deve demoralizzare, ma deve servirci a determinare come ho scritto prima i nostri comportamenti.

A noi medici clinici, avere più attenzione verso i pazienti che mostrano un quadro “atipico” e utilizzare le informazioni laboratoristiche e radiologiche a completamento e non in valore assoluto (un tampone può confermare, ma non escludere con sicurezza; più importante é la clinica rispetto alla tac).

A noi tutti, continuiamo a rispettare le misure restrittive (usciamo solo se necessario) e le massime norme igieniche/preventive (mascherine e guanti) solo così arginiamo il contagio e non ci ammaliamo di un virus di cui ancora non conosciamo tutto e soprattutto non abbiamo una cura efficace, in attesa del vaccino .

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