Il vero senso del Natale e le conseguenze sulla nostra vita quotidiana

Aperitivi, regali, alberi illuminati, cibo a volontà ancora una volta si presenta così il Natale, con tutti i suoi colori, il consumismo sfrenato e la voglia di fare festa. Ma è davvero questo il Natale? È chiaro che chi si appresta a leggere adesso dirà: un altro che fa la solita predica sul vero senso del Natale! Un po’ è vero ma non è proprio completamente così. Stiamo affrontando tempi difficilissimi dove le divisioni di classe si accentuano sempre più e con un problema che si chiama “perdita di identità”. Non è stato raro assistere in queste settimane a diatribe sulla opportunità di fare o non fare il presepe nelle scuole frequentate anche da Musulmani. Dopo la polemica sul crocifisso arriva di gran carriera anche quella sul presepe e sul Bambino Gesù tanto per rimanere coerenti rispetto a quella che è una imposizione che tende a cancellare la nostra tradizione cristiana. É vero, i cristiani sono per antonomasia, o almeno dovrebbero esserlo, una grande comunità tollerante e accogliente ma sicuramente non autolesionista. Si andrebbe contro il proprio credo. Un cristiano professa il Vangelo e fa proselitismo, accoglie tutti ma non dovrebbe consentire la falcidia delle fondamenta del proprio credo. Sarebbe in completa antitesi alla missione affidataci da Cristo. Ed allora perché succede tutto questo? Qualcuno richiama il “libero Stato e libera Chiesa” di Cavouriana memoria richiamando allo stesso tempo l’art. 7 della nostra Costituzione ma poi a pensarci bene la società la forgiamo noi e abbiamo l’obbligo di difendere la tradizione del nostro popolo pretendendone il rispetto. Ma forse il punto sta proprio in questo. Quanto gli italiani rispettano la propria tradizione intesa come tradizione religiosa? Da decenni possiamo asserire che questo rispetto si é affievolito notevolmente, quasi spento lasciando uno spazio vuoto nel culto religioso che pian piano viene occupato da altre confessioni. È nell’ordine delle cose e purtroppo non ce ne stiamo accorgendo. Chiediamoci quanti di noi abbiamo fatto un cammino di preparazione spirituale al Natale durante l’Avvento? Direte ma forse è esagerato. Non é così! La differenza ad esempio tra i musulmani e i cristiani post moderni sta nella differenza di fervore religioso. Direte ancora: ma come sei bacchettone! Magari é così, ma quanto affermato vuoi o non vuoi ha delle conseguenze sociali come la storia del Crocifisso e del Presepe che implica un permissivismo che prevarica la missione di un cristiano. Qualcuno osserva il fatto che nei paesi islamici non è neanche concepibile il fatto che un appartenente ad una confessione diversa possa imporre e proibire usi e costumi religiosi a quei popoli. Il loro comportamento, a nostro modo di vedere, è giusto, socialmente, storicamente e religiosamente corretto. Si chiama difesa delle proprie tradizioni e del proprio credo. La cosa sbagliata che noi possiamo contestare è solo la mancanza di libertà che tutti gli estremismi impongono ai propri fedeli. Un esempio è dato dalla inferiorità manifesta della donna rispetto all’uomo. Una stupida e insensata convinzione che nulla ha a che fare con il vero Islam che spesso viene esportata anche nel nostro Paese. Sapete ad esempio che molti musulmani che vengono fermati sul territorio italiano dalle forze dell’ordine non riconoscono l’autorità della poliziotta e del carabiniere donna? E noi che cosa facciamo? Per rispettare questa sconveniente convinzione di inferiorità di genere evitiamo che le donne appartenenti alle forze dell’ordine parlino o fermino queste persone. E’ assurdo ma dipende da noi e dipende dalla nostra condotta quotidiana ed in modo particolare dal nostro fervore religioso. Sembra strano ma è così. Allora prima di lamentarci di quello che capita nelle politiche dell’accoglienza che sono garanti della prevaricazione religioso-culturale poniamoci l’interrogativo: quale è il vero senso del Natale e impariamo a comportarci di conseguenza. Buon Natale a tutti.