EDITORIALE – La legge elettorale, il voto segreto e l’incoerenza della sinistra. Lo specchio di un parlamento inutile e piegato sugli interessi dei parlamentari


Legge elettorale bocciata in parlamento. La riflessione di oggi è volutamente fatta a bocce ferme e a freddo per evitare coinvolgimento emotivo e quant’altro di quanto un giornalista può essere accusato in questi casi. La prima cosa che salta agli occhi è la modalità del voto. I deputati hanno optato per il voto segreto. Già, il voto segreto questo metodo vigliacco che non rende giustizia al popolo che dovrebbe sapere, per ragioni di trasparenza come la pensano i propri rappresentanti che siedono alla camera e al senato. Fino a prova contraria i deputati e i senatori esercitano una funzione pubblica e non privata. Si parla tanto di trasparenza nella pubblica amministrazione per rendere visibile l’attività dei funzionari, dirigenti e dipendenti pubblici e poi i deputati e i senatori nascondono il loro operato dietro un voto segreto assolutamente fuori luogo in una istituzione fondamentale come il parlamento nazionale. La domanda è: i cittadini che pagano gli stipendi dei deputati e dei senatori, e sappiamo che non sono importi esigui, hanno o non hanno diritto di sapere come questi esprimono il loro pensiero personale e politico nell’esercizio delle loro funzioni? La risposta sembra scontata, peccato che scontato non sia l’abolizione di questo esercizio vigliacco del voto. Altra riflessione che sfocia in una semplice domanda: ma non era la sinistra che si batteva per la reintroduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale? A memoria sembra proprio di sì. Ma poi ti accorgi che abdicando ai principi di democrazia a cui si sono sempre appigliati, come sempre in modo strumentale ai loro interessi personali, hanno voltato gabbana votando contro pur di dire no al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Già, Giorgia Meloni, l’incubo di Conte, Schlein, Bonelli e compagnia cantando il cui unico obiettivo è mandarla a casa e per farlo Farebbero di tutto anche andando contro i principi sventolati ai quattro venti. Una nuova riflessione ci porta ad analizzare l’operato di Giorgia Meloni che ha dimostrato di avere gli attributi. Ma secondo voi un premier non sa in anticipo come la pensa la propria maggioranza. Nonostante tutto non ha fatto una piega e si è presentata in parlamento mettendoci la faccia, come a dire io ho gli attributi per mettere ai voti una legge elettorale che ho sempre professato di preferire, ossia quella che restituisce agli italiani il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti con l’introduzione delle preferenze, adesso vediamo chi davvero la pensa come noi. A queste latitudini la Meloni ha portato tutti alla cosiddetta “squagliata della neve” che quando compatta copre il marciume che si nasconde sotto la sua coltre ma che alla prima ondata di calore riemerge con tutto il suo putridume. Ultima considerazione è rivolta ai franco tiratori che nascosti dal vigliacco voto segreto non sono degni di sedere in contesti così importanti come la camera dei deputati. Per quanto possa essere criticabile il generale Vannacci e il suo nuovo partito, almeno in questa occasione ha mostrato gli stessi attributi di Giorgia Meloni, dichiarando in anticipo il voto favorevole che si è concretizzato in parlamento. Questo forse dovrebbe far riflette la premier per eventuali alleanze in vista del voto della primavera del prossimo anno. Con l’approvazione del testo senza emendamento sulle preferenze adesso gli italiani saranno nuovamente costretti a votare un simbolo di partito, nel quale magari non si riconoscono più per consentire e ai maggiorenti di quel partiti e dei loro alleati strategici di lista, per eleggere i capolista inviando anche il prossimo anno in parlamento una pletora di peones senza né arte e né parte, incapaci di tutto tranne di fare i propri interessi, senza un voto personale. Purtroppo questa è l’Italia, ma questa volta non è colpa degli italiani ma dei loro inutili rappresentanti. Buon voto a tutti.